Autoreferenzialità, egocentrismo e self esteem

Eccolo lì.

Eccolo uno di quei momenti in cui sento la necessità di mettere nero su bianco un paio di cose su di me, in cui il bisogno di dire ad alta voce una serie di affermazioni di poco conto su me stessa ha l’effetto catartico di una bella boccetta di prozac. C’è una frase che mi ha scritto Claudia in un commento qualche post sotto che mi frulla da qualche giorno per la testa e che reputo vera e onesta in modo disarmante. Che quando tuo figlio assume delle pessime abitudini tutti stanno lì a dirti che è colpa tua mamma, che non l’hai educato nel modo giusto e che quindi, quando invece si comporta bene, non è solo questione di fortuna e un po’ di merito sarebbe anche ora di prenderselo.

Accidenti quanto è vero. E quanto invece io mi ci sia soffermata sempre molto poco. Che è un anno e mezzo che mi sento dire che se mio figlio è così buono/simpatico/tranquillo/dormiglione è solo per una questione di fortuna.

Poi penso ai primi giorni di ritorno dall’ospedale, alla me stessa stanca e dolorante che, con un taglio di 15 cm in fondo alla pancia che bruciava e faceva fatica a cicatrizzare, puntava imperterrita la sveglia nel cuore della notte per svegliare il nanetto all’ora che dicevo io perché volevo impostargli un ritmo sonno veglia sano (il post sulla teoria allucinante dell’allattamento a richiesta, tanto in voga adesso, per il momento ve lo risparmio. Ma sappiate che penso che sia una cagata pazzesca). Penso all’angoscia di quell’inverno passato in casa dalla mattina alla sera; niente aperitivi, cene al ristorante, serate al pub o in discoteca con le amiche. Penso a quanto sia stato difficile essere l’apripista, la prima ad avere un figlio. A quanto mi sia sentita sola, lontana dalle altre ragazze che vivevano – e tutt’ora vivono- sull’altra sponda, quella del sano e scanzonato egocentrismo pre-maman. Penso a quanto mi mancasse il mio lavoro, il sentirmi utile e produttiva. A quanto fosse alienante non parlare mai con nessuno e a quanto fosse a volte difficile relazionarsi con un esserino così dolce ma anche così poco comunicativo.

E mi dico: e sti gran cazzi, sono stata e sono una buona madre. E basta, altroché fortuna.

Chiusa parentesi maternità, che poi va a finire che mi prendo troppo sul serio e chi mi sbatte più??

Oggi è il primo maggio e io sono andata a lavorare come fosse stato un normalissimo martedì (ah, che figata lavorare con l’estero eh????). Ho talmente tanti panni arretrati che attendono una passata incandescente di ferro da stiro che se ci penso mi viene da tagliarmi le vene. Domenica sono stata assalita da un attacco di emicrania di quelli che ve li raccomando (leggi: stai nel letto al buio immobile perché il dolore è così forte che rischi di vomitarti anche l’anima). Probabilmente l’attacco è dovuto al fatto che abbiamo visto in che condizioni versa la casa e dopo un rapido calcolo abbiamo capito che ci sistemeremo nell’anno del mai. Ma siamo due ottimisti, sotto sotto (ma proprio sotto eh) e riusciremo a venirne fuori nel migliore dei modi, come sappiamo fare noi. Lavorando di notte come due ladri, facendoci venire l’esaurimento misto alla ridarella compulsiva. Probabilmente sarà lo stesso Titu a metterci le camice di forza nel sonno e a chiamare la Neuro.

Mi sono guardata allo specchio e dopo un sacco di tempo mi sono andata a genio. Nonostante il mio peso non sia sceso di un grammo.

La verità è che non sono al top della forma fisica, ma chi se ne frega. Le cose arrivano quando si è pronti per accettarle, a 360 gradi. Fissarmi con l’obiettivo “forma perfetta entro…”  non ha fatto che generare, nell’ordine: tensione-mal di testa- malumore diffuso- scazzo stellare e cosmico- privazioni esagerate- abbuffata compulsiva- frustrazione per la mancata perdita di peso. Per farla breve, è un tot di tempo che mi guardo allo specchio e mi faccio abbastanza pena. Ieri, con un top carino e i capelli messi per bene e un trucco leggero e una bella postura eretta mi sono rivista finalmente mediamente figa. E poi capito da lei e rileggo più o meno la stessa cosa. Del resto, quando c’è feeling c’è feeling, anche a km di distanza, no?

Quindi ho deciso che una volta sistemato il discorso cambio degli armadi (vojo morì) mi comprerò, dopo due anni suonati, un paio di vestiti carini. Chissenefrega della taglia e chissenefrega del peso. Io non sono un numero, che in matematica non c’ho mai avuto la sufficienza, ecco.

Ah, credo che anche un paio di completi intimi di quelli belli aggressivi, nonchè un paio di scarpe/sandali taccomunite non guasteranno. Nu nu nu.

19 Comments

19 Responses to Autoreferenzialità, egocentrismo e self esteem

  1. claudia says:

    Mi fa estremamente piacere questo pensiero. Sará che l´ho passato circa4 anni fa, questo momento, o sará che ricordo ancora la visita del pediatra dei 3 o 4 anni. Avevo fatto una fatica bestia, ma davvero, a darMI un ritmo per la piccola. Che io son caotica e assoulutamente indisciplinata. Ok, niente sveglia-poppate (non serviva, lei ha il dna tedesco), ma tutte quelle routine lí, tipo pigiama-denti-storiadella buonanotte-bacio-ronf. Per non dire di come ho imparato a mangiare sano *io*, e lí a girare per fattorie e mercati e fare lo yogurt e il pane e verdure fresche che mica le puoi comprare una volta al mese. E fuori tutti i giorni, che i bimbi son come i cani (mia madre) e van portati fuori tutti i giorni a sgambarsi. E cosa mi dice quello? “Bella bambina, sana, intelligente…”. E? Su, su, dimmi almeno qualcosa tipo, che so: “Si vede che la curate, si vede che non le date da mangiare schifezze”. Anche con un “voi” non specificante…niente. Son tornata a casa e ho pianto dalla rabbia. Io son sempre stata abituata ad essere gratificata, quando lavoro, questo é il punto. Soldi, ferie, e tanti complimenti. Ecco: non ho mai lavorato cosí tanto come per tirar su decentemente mia figlia. Aggratis e senza nemmeno un “brava” annuale alla revisione. Meno male che ho trovato questo. Mi é saltato in braccio quando ancora non avrei saputo leggerlo, e mi sta salvando dalla frustrazione. Lo consiglio vivamente <3
    http://www.allenandunwin.com/default.aspx?page=94&book=9781742374499

  2. claudia says:

    PS: la mia “amica” Francesca ne é rimasta talmente affascinata, dal libro, che se lo sta postizzando (?) a pezzi…
    http://singlemamafranny.blogspot.com/2012/01/libri-in-pillole-books-in-pills.html

    • Laura says:

      grazie delle segnalazioni! Molto interessanti tra l’altro, credo che me lo procurerò a tempo di record.
      E lo leggerò ad alta voce a Chef, che a volte crede che stare a casa con Titu sia più facile che stare in ufficio (seeeeeeeee!!!!)

      io alle gratificazioni non sono molto abituata: come dice Francesca più in giù, la filosofia del crescere i figli a “pane e non vali niente” (o giù di lì) era familiare alla generazione dei miei genitori.
      Non nego che mi farebbero piacere, ma cerco di guardare il lato positivo: so da sola quanto valgo, senza cercare le conferme altrui.

      • claudia says:

        ehm…veramente anche i miei eran cosí (mio padre, soprattutto, mia madre no). E mi piace usare il passato, anche se sono ancora vivi. Io mi riferivo all´ambito lavorativo, dove il mio lavoro é sempre stato riconosciuto (se non economicamente o dai capi, all´inizio, di sicuro dai clienti) ;-)

  3. ele says:

    Anche io concordo con la tesi che i figli sono il “risultato” dei genitori, nel bene e nel male. Insomma, mi viene da ridere quando sento genitori lamentarsi che i figli sono incontrollabili, quando sono loro i primi ad essere isterici e/o ad avere poco polso con loro : /
    Cmq, io ti conosco poco ma da quello che leggo sono sicura che tu sia una buona mamma, altro che fortuna :D

    • Laura says:

      grazie cara :)

      il peggiore difetto che ho notato nei genitori è che parlano male dei loro figli con gli stessi presenti. Il messaggio che passa al bambino è “ma questi qua che parlano di me credendo che io non capisco, sono convinti che io sia un rincoglionito, o ci fanno? adesso glielo faccio vedere io…”

      li odio quelli così e li incontro ovunque: dal pediatra, al parco, al ristorante, al mare… che palle.

      • ele says:

        io invece odio quelli che per non rompersi le palle a stargli dietro quando escono mettono i figli in età da scuola elementare ormai nei passeggini -.- e poi magari si lamentano pure che hanno figli poco indipendenti……… non so da te ma qua da me ne vedo un sacco di bambini giganti nei passeggini………………… e tutte le volte vorrei prendere a schiaffi i genitori u.u

        • Laura says:

          cedere alle cattive abitudini è molto facile, con un bambino piccolo. Sai quante volte avrei preferito allattarlo a letto e lasciarlo lì a dormire con noi? se avessi dato retta al sonno e alla stanchezza e alla comodità del momento avrebbe preso quella cattiva abitudine.
          Io bene e spesso mi sono dovuta forzare e un po’ li capisco, quelli che hanno ceduto.
          Sulla maleducazione invece non transigo: lì non ci sono scuse che tengano, se hai un figlio maleducato è perchè anche tu sei un maleducato. facci caso :)

  4. biancamora says:

    Quanto ti capisco… Tante, troppe cose che scrivi le vivo pienamente ancora ora con il nanetto bis. E’ difficile essere genitore, bisogna cercare di destreggiarsi tra opinioni non richieste e voglia di mollare il colpo e far fare tutto quello che va ai figli, con il risultato che poi sono cazzi amari.
    Anch’io ho avuto l’estrema necessità di comprarmi qualche cosa ultimamente fregandomene della taglia che porto… Prima o poi dimagrirò, ma intanto non posso mortificarmi troppo.

    • Laura says:

      brava, non ti mortificare. Hai 2 figli e meno di 30 anni, solo per questa cosa dovresti entrare in un negozio e comprare tutto quello che ti piace.
      E che cavolo! ;)

      ps. come va???

  5. singlemama says:

    ciao, sono l’amica di claudia e arrivo dritta dritta grazie a una sua soffiata :-)

    io sono una cresciuta a pane e ‘non vali niente’. l’autostima me la sono costruita a fatica, con le unghie e coi denti dopo i 35 anni.
    sono single per via di un rapporto di coppia che aveva come unico grande punto di forza la genitorialità. e con mio marito mi sono sempre battuta (e lo facciamo tutt’ora dal momento che c’è grande collaborazione e che la coppia non esiste più, ma il progetto genitorialità ha 5 anni ed esiste eccome) per dare una determinata ‘impronta’ (non voglio parlare di educazione) a mio figlio.
    mi prendo i meriti del figlio buono/bravo/sereno/ubbidiente/ecc/ecc che ho da quando una maestra del nido mi ha detto: eh beh certo, suo figlio ha senz’altro un bel carattare, il resto però l’avete fatto e lo fate voi.

    quindi, come avrai capito, condivido in pieno il tuo pensiero della prima parte del post.

    quanto al resto, sappi che chi ti scrive è tutt’ora 20 kg sopra rispetto al giorno in cui ha scoperto di essere incinta. e se anche sogna a volte un corpo diverso, ha imparato ad amarsi così com’è. e indossa con disinvoltura (che tanto fanno star bene me, io dell’altrui opinione francamente me ne sbatto – per usare un eufemismo) autoreggenti, completini intimi da urlo e tacchi. (e io non ho la tua età, ma me lo concedo lo stesso).

    per troppo tempo ho fatto solo la mamma. la donna un bel giorno sì è ribellata e ora me la porto in giro contenta, :-)

    • Laura says:

      oh oh, bienvenida singlemama! ;)

      e fai bene a portartela in giro contenta, questa donna che sei. e ci mancherebbe.
      così come fai bene a portarti in giro contenta e orgogliosa quella mamma che cresce un figlio facendo del suo meglio ogni giorno.
      E pollici su tutta la vita per il banner sul tuo blog con l’etimologia del nome “mamma” in inglese. :)

  6. Eli says:

    Ciao Laura! :-)
    io non sono mamma, ma sono assolutamente d’accordo che i figli sono il prodotto dei genitori, ma a volte non e’ facile vedere certe cose (vuoi perche’ sei troppo coinvolto, o per l’educazione che hia ricevuto tu). Volevo pero’ precisare che (e scusate se dico un’ovvieta’) questo discorso vale in rapporto con l’eta’. Dopo i 30 anni, come sei e’ una responsabilita’ tua. Ne sento troppo ancora incolpare i genitori, e basta, e’ il momento di crescere.
    Per il discorso vedersi in forma, secondo me l’immagine allo specchio riflette sempre (o quasi) uno stato d’animo. Quindi e’ normale il questo periodo di grande cambiamento, vedersi diverse, e doversi aggiunstare ad un’immagine nuova di te stessa. Il fatto che tu gia’ ti veda meglio, significa che il cambiamento sta avvenendo! :-)
    Un caro saluto!
    Eli

    • Laura says:

      ciao!
      no quello che dici non è affatto un’ovvietà. Anzi.
      Anni fa stavo con un tipo che a quasi 30 anni ancora si lamentava del fatto che i suoi difetti e le sue mancanze erano frutto del brutto modo in cui i suoi genitori l’avevano cresciuto.
      Cazzate.
      I tuoi ti danno l’impronta, senza dubbio. Ma a una certa età l’individuo che sei, in un modo o nell’altro viene fuori.
      Quindi hai detto una cosa giusta e niente affatto scontata.

      ah e grazie del sostegno morale ;)

  7. Sabrina says:

    discorso figli :
    mi ricordo quando la mia amica aveva le bimbe piccole (adesso hanno 15 e 16 anni) e tutti, amici e parenti, quando andavano al ristorante e le bimbe se ne stavano buone al tavolo a mangiare e scendevano dalla seggiola solo dopo aver chiesto “mi posso alzare” dicevano “và che fortunata che sei, che bimbe brave ti sono venute” come se l’educazione si insegnasse da sola
    la ricordo come si incazzava che diceva che nessuno mai le aveva detto che era stata brava a tirar sue le due bimbe, a quante volte doveva ripetere “si dice grazie” “si dice per favore”"lavati le mani” “stai composta sulla sedia” “non giocare col cibo” e via dicendo
    solo che quando poi andavano a mangiare la pizza con gli amici gli altri bambini erano il terrore della pizzeria e le sue no
    e – per inciso – le due sono molto educate anche adesso, che sai l’adolescenza che effetti strani fa
    per cui brava, gli sforzi che hai fatto e che fai sono enormemente ripagati e lo saranno credimi, che la differenza tra un cucciolo d’uomo e un piccolo barbaro la vediamo fin troppo spesso
    discorso dieta :
    amen
    io ci sto provando da un po’, non mollo sia chiaro, ma mi è palese che c’è qualcosa nel mio metabolismo che mi impedisce di buttar giù peso
    mangio molto regolare, cibi buoni e non conditi, niente svacchi se non una birra se esco con gli amici (che porcogiuda mica posso passar serate a minerale) e quattro ore di palestra spinta che dicono che quel corso lì che faccio io sia da masochisti puri
    quattro come minimo che se c’è posto ne faccio anche sei
    niente
    sono tonica, questo sì, la pelle è bella tirata ma i chili sono quelli
    amen

    • Laura says:

      anche mio figlio suscita stupore generale perchè si spara delle maratone a tavola in grado di sfidare un adulto. Un po’ è anche fortuna (ci sono bambini che iperattivi ci nascono), ma un bel 50% è merito/colpa dei genitori. quindi me lo prendo, il merito e capisco bene la frustrazione della tua amica.
      La gente non ha rispetto: in un ristorante un bambino sempre in mezzo alle palle è un intralcio per chi cerca di svolgere il proprio lavoro. A me sembra elementare, evidentemente mi sbaglio…
      dieta: io le schifezze ogni tanto le mangio anche. Ma sai che ti dico? Che a me piace mangiare, bere e godermi la vita. Echechezz…. ;)

  8. Arianna says:

    Te lo dico da quasi-24enne con fratello quasi-19enne: quando il tuo Titu arriverà all’età della saggezza (…), ti/vi ringrazierà per come l’avete cresciuto.
    Credimi. E penso che per una madre, per un padre, sia il guadagno di tutta una vita.

    Momento sentimentale a parte, ma il primo maggio non si festeggia in tutta Europa? o.O”’

    • Laura says:

      no, cara, purtroppo no. In Olanda è festa il 30 aprile ad esempio (Queen’s Day), ma il 1 maggio lavorano. Anche in UK non si festeggia.

      Temo che Titu, essendo figlio mio, l’età della saggezza non la raggiungerà mai.

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